ArteInMovimento by Daniela Scarel

ArteInMovimento by Daniela Scarel
Marco Mazzoni, Artista - " C’è un libro sempre aperto per tutti gli occhi: la natura. " (Jean-Jacques Rousseau)

martedì 5 luglio 2022

Olivia Gozzano - Galleria Ponzetta di Pietrasanta 2022






" La campana del tempio tace,
ma il suono continua
ad uscire dai fiori. "

Matsuo Basho
(1644 – 1694)

***

" Geiko Kokin " 
Olivia Gozzano

Arte Antica & Contemporanea
@galleriaponzetta
Galleria Ponzetta
Via Barsanti 41
Pietrasanta
galleriaponzetta@gmail.com


Collaborazione con Daniela Scarel


 

Juliano Mazzuchini































Juliano Mazzuchini, actor, visual artist, and researcher, lives and works in Buenos Aires – Argentina.
He studied theater at ELT – Escola Livre de Teatro de Santo André and where he concentrated his scenic research in the epic theater, having acted and directed for 20 years.
In 2017 he started his research in Visual Arts, specifically painting. He participates in exhibitions and salons in Brazil, Argentina, and the United States of America, such as the Luiz Sacilotto Contemporary Art Salon, the Visual Arts Contest-Fondo Nacional de las Artes and “Do write(right) to me” in New York and Miami. In 2020 he did artistic monitoring at Jardim do Hermes-São Paulo-Brasil, Clínica de Obra with Mariano Vilela-Buenos Aires-Argentina. He was also part of Uncool Artist’s ILAP BR (International Lab for Art Practices Brazil).
Due to his background in the performing arts, his pictorial investigation reveals elements of theater, such as gestures, lighting, and situation (action).
His compositions often work like a magnifying glass, highlighting situations that suggest a before and after that moment. Moments often propose, by the highlight, a more intimate look.

Juliano Mazzuchini

domenica 3 luglio 2022

Galleria Ponzetta di Pietrasanta


 
" Da questi colli i miei desiri ardenti
Volano sempre come amor gli mena,
Ove dietro al pensier giungono appena
Gli occhi per molte lacrime dolenti.
E allor che la città per le crescenti
Ombre dispare, e la campagna amena,
Cerco del ciel la parte più serena
E le stelle più care e più lucenti,
E se vicino a me muove uno stelo,
Muove spirando la notturna auretta,
Credo tu giunga, e al cor mi corre un gelo.
E quando te non vedo, o mia diletta,
Gli occhi si volgon desiosi al cielo,
Come alla parte onde talun s'aspetta. "


Sonetto, 1831
Giuseppe Giusti
La Universale Barion della casa per Edizioni Popolari, A.
Sesto San Giovanni - Milano
1933

***


Scuola bolognese XVIII secolo
cornice dipinta a finta tartaruga


Arte Antica & Contemporanea
Galleria Ponzetta
Via Barsanti 41
Pietrasanta
galleriaponzetta@gmail.com


Rogier van der Weyden " Deposizione " (1435 circa) Museo Nacional del Prado Madrid


 
La pala era la parte centrale di un trittico parzialmente scomparso. Secondo una testimonianza del 1574 nelle ante laterali erano raffiguranti, in una, i quattro evangelisti e, nell'altra, una resurrezione. L'opera fu eseguita per la chiesa di Notre-Dame nella città belga di Lovanio, su commissione della gilda dei balestrieri. L'apprezzamento che essa riscosse fu subito molto grande, prova sono le innumerevoli copie che ne sono state tratte, a partire da quella realizzata già nel 1443, la più antica che si conosca, per la collegiata di San Pietro, sempre a Lovanio, nota come Trittico Edelheere (di anonimo).
Con la dominazione degli Asburgo di Spagna dei Paesi Bassi e delle Fiandre la tavola entrò in possesso dapprima di Maria d'Ungheria, che a sua volta ne fece dono a Filippo II di Spagna, grande estimatore della pittura fiamminga, che la collocò nel monastero dell'Escorial. Di seguito essa confluì nelle collezioni reali collocate nel Museo del Prado, attuale sede del dipinto.

Rogier van der Weyden
Deposizione (1435 circa), Museo Nacional del Prado, 
Madrid
olio su tavola 220x260

venerdì 1 luglio 2022

Dorothea Tanning " Eine Kleine Nachtmusik " 1943 - Tate Modern Londra


 
" I never felt the need to cultivate my unconscious.
Then or now. It is there.
Alchemically fused with my conscious self, assuring my indivuation.
They mesh and work together to make of me whatever it is that I am. "

Dorothea Tanning 
1989

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" Eine Kleine Nachtmusik " 1943
A Little Night Music


Tate Modern, Londra
Bankside




Albrecht Dürer " La grande zolla " Albertina Museum, Vienna


 
La grande zolla (titolo in tedesco: Das große Rasenstück) è un acquarello e guazzo di Albrecht Dürer, datato 1503 e conservato all'Albertina di Vienna. Il disegno è considerato, insieme a Il leprotto (sempre al Museo Albertina), uno dei capolavori degli studi realistici della natura realizzati da Dürer. A volte è stato anche considerato una delle origini del genere della natura morta.
L'opera fu realizzata nel suo laboratorio di Norimberga nel 1503. Si tratta di uno studio di un gruppo apparentemente disordinato di piante selvatiche, tra cui il tarassaco e la piantaggine maggiore. L'opera è considerata uno dei capolavori degli studi realistici sulla natura di Dürer.
L'acquerello mostra un grande pezzo di tappeto erboso e poco altro. Vi si possono riconoscere diverse graminee (Poa pratensis, Agrostis), la pratolina, il tarassaco, la piantaggine.
Il dipinto mostra un grande livello di realismo nella rappresentazione degli oggetti naturali. Alcune delle radici sono state spogliate della terra per essere mostrate chiaramente. La raffigurazione delle radici non è inusuale anche in altre opere di Dürer, come Il cavaliere, la morte e il diavolo (1513).
La vegetazione termina sul lato destro del pannello, mentre a sinistra sembra proseguire all'infinito. Lo sfondo è lasciato vuoto, a destra si può anche vedere una linea netta dove finisce la vegetazione.

Albrecht Dürer
Albertina Museum, Vienna

James Ensor " L'entrata di Cristo a Bruxelles nel 1889 " Getty Museum, Los Angeles


" L'entrata di Cristo a Bruxelles nel 1889 "
James Ensor

Getty Museum, Los Angeles

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Storia

Per la sua natura, considerata blasfema, il dipinto fu rifiutato dai Les XX ed Ensor fu costretto nel corso della sua vita ad esporlo nel proprio studio.
Fu esibito dal Koninklijk Museum voor Schone Kunsten dal 1947 al 1983 e dal Kunsthaus di Zurigo dal 1983 al 1987; nel 1976 venne spostato temporaneamente all'Art Institute of Chicago e al Museo Guggenheim di New York per una retrospettiva.
Il dipinto si trova attualmente in mostra permanente presso il Getty Center di Los Angeles.
L'opera è una delle tre realizzazioni artistiche scelte da Stefan Jonsson per spiegare la storia della democrazia e del socialismo nel periodo a cavallo tra i secoli XIX e XX e come "le masse" erano percepite in questa fase storica.

Analisi

Come annunciato dal titolo, il disegno raffigura un ipotetico ingresso trionfale di Gesù nella capitale del Belgio, in onore del quale viene realizzata un'immensa parata, talmente sgargiante e carnevalesca da apparire ridicola e quasi sinistra. La cittadinanza è accorsa in massa all'evento, tuttavia nessuno dei partecipanti ha lo sguardo rivolto verso il Cristo: c'è chi chiacchiera, chi giudica, chi critica, chi si diverte, chi si fa largo, addirittura chi si bacia. Questa circostanza è fortemente simbolica: rappresenta l'allontanamento del popolo dai valori del Vangelo.
Circondato da un'anacronistica aureola, il Cristo ignorato da tutti è entrato umilmente a Bruxelles a dorso di mulo e sembra salutare (o benedire) qualcuno ma è praticamente oscurato dalla moltitudine che arrogantemente si mette in primo piano; inoltre il Messia ha i tratti somatici del pittore ed è l'unica figura che non indossa una maschera: ciò avviene perché Ensor voleva raffigurare la propria emarginazione e il rifiuto della sua funzione moralizzatrice da parte della società. Tra i chiassosi e volgari personaggi raffigurati, si intuisce la caricatura di alcuni famosi uomini politici dell'epoca.
Inebriata da banali slogan (Vive la sociale, Vive Jesus le Roi de Bruxelles) e dalla musica della banda militare, la folla incosciente sembra pronta ad accogliere e poi a tradire il figlio di Dio esattamente come duemila anni fa. Il quadro è quindi una denuncia della società formata da uomini privi di personalità e facilmente strumentalizzabili: non a caso la gente è trascinata da un gendarme (che rappresenta la forza bruta del potere) e più indietro, alla destra del Cristo, è evidente la scritta Fanfara dottrinaria, che ribadisce il vuoto indottrinamento della massa circostante.
L'impostazione prospettica del dipinto secondo un punto di vista centrale focalizza l'attenzione sul Cristo che avanza, mentre due blocchi laterali di figure in primo piano incanalano la processione entro una profondità spaziale affollata ma ben chiaramente strutturata; il disegno è intenzionalmente grossolano, affidato a linee spezzate di grande potere emotivo, con deformazioni di stampo espressionista, autonome rispetto al colore, con una loro precisa valenza segnica, mentre il colore - che gioca un ruolo determinante in dialogo paritario con il segno, violento ed acceso nel trionfo dei rossi stesi in pennellate brevi e nervose - anticipa il fauvismo nel libero antinaturalismo e nelle controllate dissonanze.


Paul Delvaux " L' Aurora " 1937



" Era un’apparizione. Qualcosa di mitico e di magico. A immaginarle del tutto nude (e non ci voleva molto), tra l’ombra cupa del bosco in cui io stavo e la chiazza di sole in cui stavano loro, con quei colori, in quell’assorta immobilità, ne veniva un quadro di Delvaux (non mio: ché io non ho mai saputo vedere la donna in mito e in magia, né pensosa, né sognante).
Era di Delvaux la disposizione, la prospettiva in cui stavano rispetto al mio occhio: e anche quello che non si vedeva e che io sapevo: il fatto che stavano, sole, in quel cieco casermone tenuto da preti " (p. 19).

Leonardo Sciascia
" Todo Modo "
1974
Einaudi editore

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Paul Delvaux
" L'Aurora "
1937
The Peggy Guggenheim Collection
Palazzo Venier dei Leoni, a Venezia

San Sebastiano del XVII secolo - Galleria Ponzetta di Pietrasanta 2022




"...Laonde per prova fece in un quadro, un San Sebastiano ignudo con colorito molto alla carne simile, di dolce aria e di corrispondente bellezza alla persona parimente finito, dove infinite lode acquistò appresso agli artefici. Dicesi che, stando in chiesa per mostra questa figura, avevano trovato i frati nelle confessioni, donne che nel guardarlo avevano peccato per la leggiadria e lasciva imitazione del vivo, datagli dalla virtù di fra’ Bartolomeo..."
Le vite de' piu eccellenti pittori, scultori e architetti di Giorgio Vasari

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San Sebastiano
Anni ‘30 del XVII secolo (1628-1634?)
Lorenzo Lippi (1606-1664)

Arte Antica & Contemporanea
Galleria Ponzetta
Via Barsanti 41
Pietrasanta
galleriaponzetta@gmail.com


Collaborazione con Daniela Scarel

Massimo Angèi

















" With each artists’ works, material, physical and aesthetic properties are made to coalesce through significant time spent making, with dexterity and focus. Through deep meditative, ritualistic process, a wider more universal concern is evoked, where each artist creates an intangible experience - ephemeral - transcending the singular physical nature of each of the exhibited pieces to communicate something far more expansive. "

Massimo Angèi