venerdì 15 giugno 2012

Silvano Braido



















Silvano Braido 


Biografia

Silvano Braido è nato a Treviso, vive in periferia di Villorba immerso nel verde della campagna trevigiana. Fin da bambino oltre al gioco, scopre il bisogno di disegnare come necessità di espressione e di comunicazione. La matita, i pastelli, e successivamente l'olio e l'acrilico , gli saranno compagni inseparabili per tutta la vita. Il periodo scolastico (accademia delle belle arti a Venezia) lo impegna verso nuove acquisizioni eterogenee. Scuola che non porterà mai a termine, per motivi familiari, perchè i suoi mondi sono diversi e le sue esigenze di esprimersi differenti. I vari mestieri che in seguito ha praticato gli hanno permesso di affrancarsi del bisogno, ma non sono mai riusciti a distoglierlo dal sentimento della sua vocazione, strappando al riposo il tempo della pittura. E piano piano, con caparbietà, con intelligenza, con paziente lavoro di ricerca, intraprende la strada dell'artista a tempo pieno . Una scelta coraggiosa dettata dalla sensibilità e dal grande amore per il proprio lavoro.
Approfondisce il disegno, le varie tecniche di pittura e incide le prime lastre all'acquaforte. Fin dalle prime esposizioni si rivela artista creativo e di grande fascino . Oggi, nel pieno della maturità, con raffinato senso pittorico, costruisce immagini di straordinaria bellezza: cieli infiniti e creature fantastiche che fanno luminose le scene dei suoi colloqui con la vita.

Critica
Vittorio Sgarbi

Dal Volume : I GIUDIZI DI SGARBI - 99 artisti dai cataloghi d'arte moderna e dintorni.- editoriale Giorgio Mondadori 2005 -
Silvano Braido è dotato di una sua lucida liricità, da una capacità di lasciar fluire il pensiero lungo le geometrie impossibili di una pittura bella ed eloquente, nobilmente satirica nell'ispirazione, ma di eloquio gentile, che non pretende di enunciare verità universali. L'invito al gioco, che questo estroso inventore propone, comporta tuttavia un' adesione attenta a cogliere i nessi logici del suo paesaggio mentale, lungo il percorso piuttosto complesso delle immagini. Per un effetto curioso sembra qui di viaggiare in un paese straniero, eppure familiare, o di ascoltare il suono di una lingua non del tutto sconosciuta, quella che appartiene ai bambini e che sa attribuire alle cose i giusti nomi suggeriti dalle capacità onomatopeiche che solo l'infanzia sa esercitare.
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Nicola Micieli
"All'ARCA All'ARCA"
Vagando in ricognizione affascinata per i sentieri aerei e tra i disseminati monumenti della “città invisibile” tradotta in preziose icone profane da Silvano Braido, non poteva, ovviamente, sfuggirmi il singolare campionario tipologico dei suoi proteiformi abitanti. Non tanto gli umani, ossia i loro simulacri appartenenti perlopiù alla moderna tradizione pittorica della figura in situazione, quanto gli animali delle più diverse famiglie e specie: uno zoo variegato e non sempre di agevole classificazione.
Più degli uomini, dei quali anzi assumono non pochi caratteri e comportamenti, sono gli animali le "dramatis personae" che subiscono le più spettacolari ibridazioni e metamorfosi nel laboratorio genetico di Braido. Non è una manipolazione irriguardosa della loro identità, sibbene una assimilazione esopiana alla logica del racconto e alle conseguenti esigenze di elaborazione creativa delle loro maschere. Che non possono non essere proiettive, e dunque caricarsi del portato umorale oltre che delle trasmigrazioni immaginative dell’autore. Più che un serraglio da antica zoologia fantastica, gli animali di Braido mi paiono insomma le interfacce del prisma in cui consiste l’umana natura. Nelle quali si rispecchiano i molteplici aspetti della personalità dell’artista, che si mette in gioco quando schiude la scena alle maschere ora idealizzate ora difformi degli animali, altrettanti alter ego per il cui tramite l’artista ironizza le proprie idiosincrasie e inibizioni, dichiara le proprie melanconie, esorcizza le angosce, s’abbandona agli slanci e agli intenerimenti, ai sogni e alla poesia, al ventalio di sensazioni ed emozioni di cui si nutre la sua giornata.
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Hanno scritto del  mio lavoro
Roberta Alessandrini,  Roberto Alfatti Appetiti,  Gianni Ambrogio,  Padre,  Angelo Arpa, Giorgio T. Bagni,  Maria A. Baitello,  Franca Barbuggiani, Simon Benetton,  Mario Bernardi,  Vera Bonaventura, Etienne Chatton,  Flavia Casagranda,  Renato Civello,  Giovanni De Blasis,  Sandro De Filippis,  Stefano De Fiores,  Giorgio Fantin,  Giorgio Garatti,  Daniela Garofalo Lucifero,  Marco Guderzo,  Karen Haber,  Salvatore Italia,  Alberto La Barba, Marcello Lucci,  Vittoria Magno,  Ala Marinetti, Lisa Matiussi,  Gian Domenico Mazzocato,  Vera Meneguzzo,  Nicola Micieli,  Fausto Paiar,  Giorgio Pegoraro, Marino Perera ,  Grigore Arbore Popescu,  Renato Prandi,  Mario Romano, Aleardo Rubini,  Umberto Russo,  Vittorio Sgarbi,  Ruggiero Sicurelli,  Maria R. Simoni,  Matteo Smolizza,  Claudio Strinati,  Leo Strozzieri,  Luigi Tallarico,  Sergio Tazzer,  Maria Cristina  Ricciardi, Giorgio Di Genova .