mercoledì 18 dicembre 2013

Fabrizio Lavagna 2013






















Fabrizio Lavagna

Sito Ufficiale: http://lavagnafabrizio1.jimdo.com/


Fabrizio Lavagna è nato 18 dicembre 1971 a Savona . Inizia a frequentare media art contemporanea dal 2004, quando si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Carrara, frequentando il corso di pittura di Omar Galliani .
Nel 2006 è stato il vincitore della borsa di studio Erasmus presso l'Università di Bellas Artes de Murcia , una esperienza che influenzerà tutta la sua produzione artistica .
Nel 2008 , si è laureato con una tesi dal titolo " I materiali pittorici nella loro mutevolezza epocale ", ottenendo un punteggio di 110 e lode . Nello stesso anno , è stato invitato a partecipare ad un master in arte sacra Stauros Museo di Arte Sacra e l'isola contemporanea di San Gabriele Teramo .
 Dal 2008 al 2010 ha partecipato al " corso avanzato nell'arte della liturgia ", con artisti come Angelo Casciello Giuliano Giuliani Castello di Scopoli .
Nel 2011 , ha completato gli studi e si diploma presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara con 110 e lode con una tesi dal titolo " I materiali del contemporaneo ". Dal 2010 vive e lavora in Francia. Nelle opere di Fabrizio Lavagna , l'arte sfocia in risultati che si fondono eleganti corpi femminili con i materiali comunemente utilizzati , creando paradossi impatto estetico .
Durante la sua carriera , l'artista ha sperimentato diverse tecniche e diversi tipi di supporti , dai fogli singoli di cotone grezzo , attraverso i jeans usati , pezzi di fine di pneumatici usati . I materiali scelti sono il perno attorno al quale si sviluppa la creatività dell'artista , perdendo la loro funzionalità quotidiana attirerà un altro , trovare un posto in un'opera d'arte e diventare l'oggetto .
 Lavagna porta l'arte alla sua reale dimensione , dove l'auto- referenzialità che caratterizza l'arte contemporanea è lasciato da parte in favore di immediatezza che caratterizza tutta la sua produzione artistica .


Critica


Eleganza e pneumatici, raffinatezza e blue jeans. Quando il supporto crea l’opera d’arte. È quanto avviene nella produzione artistica di Fabrizio Lavagna, dove l’arte fluisce in realizzazioni che mescolano eleganti corpi femminili a materiali d’uso comune. Nella sua carriera pluriennale l’artista ha sperimentato con successo vari tipi di supporto. Partendo da semplici lenzuola di cotone grezzo, Lavagna ha voluto accentuare il contrasto opera d’arte-materiale di recupero, passando successivamente a jeans di seconda mano, fino creare un paradosso artistico unendo la bellezza femminile a brandelli di pneumatici usati. La tela diventa scultura, è lei la protagonista indiscussa del momento artistico vissuto dal fruitore, creando due piani separati nella comprensione e nell’interiorizzazione del significato dell’opera. Al primo sguardo il dipinto si propone nella sua eleganza e perfezione tecnica; solo successivamente il supporto viene percepito creando così la collisione estetica ricercata dall’artista. Lavagna inserisce nei suoi lavori anche oggetti usuali come telefoni cellulari o piccoli giocattoli , liberando così l’opera pittorica dalle catene della bidimensionalità e catapultandola prepotentemente nell’universo tridimensionale. I materiali scelti sono il fulcro attorno ai quali si sviluppa la creatività dell’artista: i denim e i pneumatici contenuti nelle opere sono stati usati e abbandonati. Dall’uso scaturisce un vissuto , un passato che appartiene a chi ha utilizzato l’oggetto, facendo così diventare queste realizzazioni un tramite tra la vita quotidiana e l’opera d’arte, creando un ulteriore piano di riflessione sulla velocità del passaggio da utile ad inutile nella società contemporanea. In un presente dove il cambiamento è un imperativo non più negoziabile, Lavagna sospende il logorio dell’oggetto bloccandolo in una dimensione spazio temporale artistica, dove può riprendere vita invertendo la propria destinazione d’uso. Il materiale perde la sua funzionalità quotidiana e trova un posto nell’opera d’arte diventandone così l’oggetto. Nelle realizzazioni dell’artista però la materia compie un’ulteriore variazione: si spoglia completamente della propria identità e ne assume un’altra fornitagli dal fruitore, trasformandosi così da oggetto artistico a oggetto prettamente estetico. Quella di Lavagna è una produzione densa di significati, dove l’autoreferenzialità viene abbandonata a favore di un contatto immediato con chi osserva in una fusione di bellezza, eleganza e quotidianità.



Elena Molini





Se è vero che l’arte contemporanea deve tendere ad un “dopo”, vale a dire ad una dimensione di significatolatente, a cui l’opera, presagendo, aneli, se è vero che il respiro dell’opera stessa non risiede nella dimensione attuale, ma in quella futura, anticipata da frammenti, o detriti, “alla ricerca di un presente perduto”, Fabrizio Lavagna offre all’osservatore lo spettacolo di qualcosa che probabilmente deve ancora avvenire, di qualcosa che, più si mostra sgranato, talvolta completamente dischiuso e attraente fino all’estremo, più nega se stesso. In una sorta di “sovrapposizione contaminata” della materia, la fisicità del soggetto, incombe, superba e preziosa come un ricamo, per poi abbandonarsi, stremata, su un giaciglio di cipria e asfalto. Il corpo femminile, nella superficie lucida e dura di nero, bianco e ancora nero, è una scorza che cova nelle sue fibre più profonde il bisogno scricchiolante di un concetto e di una quantità. Di uno spazio che si imponga sulla forma. Di un sogno. Di un desiderio. Di un destino.


Alessandra Morelli